PROSSIMI EVENTI

Spezie e bugie – La piccola cucina di Mehdi

Cineforum
Mantenendo una doppia vita tra la madre algerina e la fidanzata Léa, lo chef Mehdi trova una folle soluzione alle sue bugie. Una favola gradevole che offre spunti per riflettere sul tema dell’emigrazione.

Mehdi è un giovane cuoco algerino che sta per rilevare la proprietà di un bistrot a Lione, dove la sua famiglia si è trasferita prima che il padre morisse. La sua partner nell’acquisto del locale è Léa, che è anche la sua ragazza francese. Ma Mehdi non ha mai parlato dell’esistenza della ragazza alla madre Fatima, che vorrebbe che sposasse un’algerina e ha anche già pronta la candidata ideale. Non guasta, dal punto di vista del timido Mehdi, che Fatima abbia dichiarato di voler tornare nel suo Paese natale, dunque anche se Léa ha presentato da tempo il fidanzato ai suoi genitori, co-finanziatori del progetto di ristorazione, il ragazzo pensa di potersela cavare nel tenere lontane madre e fidanzata.

Ma quando Léa insiste per incontrare Fatima, Mehdi ingaggia la proprietaria di un bar, Souhila, affinché finga di essere sua madre. Ma Souhila è uno spirito libero che comincia a prendere iniziative impreviste dalle conseguenze pericolose, e Mehdi si troverà travolto dalle sue stesse bugie.

Spezie e bugie – La cucina di Mehdi cavalca il filone spesso esplorato dal cinema internazionale del contrasto fra immigrati che vogliono rimanere ancorati alle loro tradizioni e i loro figli che cercano invece di inserirsi nella società che li ospita.

L’esordio alla regia dell’attore e commediografo francese di origine magrebina Amine Adjina (che qui si ritaglia il cammeo di un medico incapace di farsi i fatti suoi) introduce un elemento di novità, che è l’ostinazione passiva di Mehdi, intento a condurre due vite parallele e a non farle convergere mai, che rappresenta in realtà una scissione interna molto profonda.

Questa scissione impedisce al ragazzo di sviluppare un’identità terza, cioè quella propria, perché in ognuno dei suoi due mondi obbedisce a regole altrui, tra l’altro impartite dalle numerose donne della sua vita di cui si sente personalmente responsabile. Oltre a Fatima e Léa, Mehdi subisce infatti l’influenza di Souhila, che con lui si comporta come una seconda madre, e di tre sorelle che deludono senza troppi problemi le aspettative di Fatima: una rimane incinta dopo una relazione occasionale, un’altra sta per divorziare e la terza non ha fatto circoncidere il figlio, come da tradizione famigliare e religiosa. Sullo sfondo dell’intera vicenda, pronta a emergere in primo piano grazie ai close up dei visi goduriosi di chi assaggia le prelibatezze di Mehdi, è la cucina, che il ragazzo ha adeguato alle aspettative dell’alta borghesia francese, creando un bistrot francese in piena regola, sacrificando però completamente le proprie radici etniche. Mehdi cucina una magnifica bisque di astice, con la quale solletica il nostro appetito di spettatori fin dalla sequenza iniziale, ma non sa preparare il cous cous che, come gli ricorda Souhila, è alla base della cultura magrebina. La sua è una cucina senza memoria, e questo è il suo tallone d’Achille. La sceneggiatura di Adjina ha una grande falla, ed è la radice della trama: poiché Mehdi ama Léa e vuole avere una storia duratura con lei, frequenta i futuri suoceri e concorda con loro l’acquisto del ristorante, come può pensare che la sostituzione di Fatima con Souhila, possa durare nel tempo? Se anche Fatima tornasse in Algeria, davvero lei e Léa non si rivedrebbero mai più?
Genere : Commedia
Durata : 114 minuti
  • 14 Ottobre 2026 21:00

L’Hangar Rosso

Cineforum

Subito prima del colpo di stato che avrebbe posto fine al governo cileno di Salvador Allende e instaurato la dittatura di Pinochet, Jorge Silva è un capitano dell’aeronautica di cui si ricorda in gioventù il valore come paracadutista, e che ora dirige un centro di addestramento per cadetti alle porte di Santiago. La mattina dell’11 settembre 1973 riceve ordini dai suoi superiori di aprire le porte della base militare e favorire la detenzione dei tanti prigionieri catturati durante il golpe. Stretto tra le pressioni dall’alto, in particolare del colonnello Jahn con il quale ha dei trascorsi, e il senso di responsabilità per le reclute che lo guardano con ammirazione come il giovane sergente Hernández, Silva dovrà fare i conti rapidamente con i propri imperativi morali.

Con eleganza concisa, il regista all’esordio Juan Pablo Sallato firma un ottimo thriller su un periodo storico ancora non ampiamente esplorato come i terribili anni settanta in Cile, epoca di brutali violenze e sopraffazioni la cui memoria è ancora viva e dolorosa.

Nel cinema contemporaneo è stato il Larraín degli esordi a sfiorare il periodo della dittatura in modo tangenziale con Post mortem e No, mentre il testo di riferimento nevralgico rimane tuttora il seminale documentario La batalla de Chile di Patricio Guzmán.

L’hangar rosso arriva invece sugli schermi intriso delle preoccupazioni del presente, che viste le circostanze storiche e politiche in cui viviamo hanno riportato in auge il tema della responsabilità personale di fronte all’ingiustizia. Nello stesso anno ad esempio il cinema francese propone La troisième nuit e Notre salut, che interrogano la chiave “burocratica” che resistenza o collaborazione possono assumere in un paese appena occupato dal nemico. Come loro, il film di Sallato mette distanza tra la sua storia e gli eventi principali, seppur minima; siamo infatti ben dentro alla stessa macchina militare, non soltanto ai funzionari di stato, e per giunta a pochi chilometri dal centro città e dalla Moneda dove si barricò Allende. È però sufficiente ad attenuare il clamore esterno per un istante, quel tanto che basta da farci entrare nella testa di Jorge Silva, personaggio realmente esistito la cui storia viene qui rielaborata in finzione. Anche il Capitano ha tempo – poco, perché la serrata sceneggiatura di Luis Emilio Guzmán abbraccia soltanto un paio di giorni a cavallo del golpe – di coltivare il dubbio su ciò che accade e di chiedersi come sia giusto procedere.
Genere : Drammatico
Durata : 83 minuti
  • 15 Ottobre 2026 16:00
    15 Ottobre 2026 21:00
    16 Ottobre 2026 21:00
    21 Ottobre 2026 21:00

The Invite – Il piacere è tutto nostro

Film Weekend
Una graffiante commedia sexy, tra Perfetti sconosciuti e Woody Allen, diretta e interpretata dalla pluripremiata Olivia Wilde. Una commedia romantica acida al punto giusto.

Joe e Angela sono stati molto innamorati, uniti insieme dalla musica: Joe era un pianista di talento, e Angela amava il suo modo di suonare. Ma dopo molti anni di matrimonio il loro rapporto si è logorato, vittima delle frustrazioni artistiche e professionali di lui e della solitudine domestica di lei: al momento più che parlarsi battibeccano, rinfacciandosi le reciproche delusioni. Quando Angela invita a cena i vicini, la spagnola Pina e lo spirituale Hawk, l’obiettivo di Joe è soprattutto quello di chiedere loro di essere meno rumorosi quando fanno l’amore. Ma la cena con Pina e Hawk scompaginerà le carte per tutti, dando luogo ad un gioco di rivelazioni che coinvolgerà ciascuno dei presenti, mettendo a nudo le meschinità e le paure di tutti. Non guasta che fra Pina e Joe, così come fra Hawk e Angela, ci sia una forte attrazione sessuale, che troverà (possibile) riscontro in una proposta di sesso di gruppo.

The Invite è la terza regia dell’attrice e regista Olivia Wilde, che dopo il promettente debutto dietro la cinepresa con La rivincita delle sfigate e la meno riuscita opera seconda Don’t Worry Darling trova una cifra consona al proprio pungente senso dell’umorismo e alla propria verve interpretativa.

The Invite è il remake di un film spagnolo del 2020, Sentimental di Cesc Gay, a sua volta basato sulla sua pièce teatrale “Los Vecinos de Arriba” (e forse anche a questo è dovuta la presenza del personaggio di Pina interpretato da Penelope Cruz), ma assume toni e colori anglosassoni nella riscrittura di Will McCormack e Rashida Jones ed esce dai canoni rigidi del Kammerspiel grazie alla regia movimentata di Wilde e al commento musicale incalzante e sincopato di Devonté Hynes, meglio noto come Blood Orange, che accompagna la progressione geometrica delle scene (Hynes è stato anche il compositore della serie We Are Who We Are di Luca Guadagnino). Wilde fa affidamento su un ottimo cast, a cominciare da se stessa, opportunamente ambigua e contradditoria nel ruolo di Angela, per proseguire con Seth Rogen che attribuisce a Joe, oltre al suo tipico sarcasmo e alla sua classica risatina chioccia, un sottotesto autenticamente doloroso e un disincanto molto credibile. A Penelope Cruz tocca il ruolo dell’europea disinibita, che gestisce con la libertà radicale delle sue scelte artistiche, mentre Edward Norton naviga il ruolo di Hawk, irritante al punto giusto e in grado di rivelare a poco a poco i vari strati nascosti della sua personalità sfuggente. Ci sono momenti in cui l’ambientazione nel solo appartamento di Angela e Joe risulta claustrofobica, in cui il disagio nell’osservare le sgradevolezze d questi quattro personaggi diventa incontenibile e in cui l’accumulo degli eventi e delle svolte nella caratterizzazione dei personaggi appare elaborato ed eccessivo, ma in generale The Invite è una commedia romantica acida al punto giusto e adatta ai nostri tempi rancorosi e insoddisfatti. Si ride amaro e alla fine un po’ ci si commuove, quando il facile dileggio lascia il posto alla (per niente facile) tenerezza e al rimpianto.

Genere : Commedia, Drammatico
Durata : 107 minuti
  • 17 Ottobre 2026 18:00
    17 Ottobre 2026 21:00
    18 Ottobre 2026 15:30
    18 Ottobre 2026 18:00

CINEFORUM

Iscriviti alla Newsletter